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Cinque tendenze che legheranno il fashion al mondo digitale

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Il 2016 è appena terminato e continua a restare nelle menti di tutti come un anno particolare. È stato innanzitutto l’anno dell’abbigliamento on-line, che ha spopolato non solo nel Regno Unito, ma anche in Italia, che segue di pari passo i trend d’oltremanica.

A fine 2016, in UK il fashion ha scalato la classifica, fino a diventare il più grande mercato online ed entro il 2020 convoglierà il 28,8% della spesa online, per un ammontare complessivo di oltre 18 miliardi di Euro. Valori non sottovalutabili, soprattutto per i tanti brand italiani che operano nel mondo fashion e che devono guardare al digitale non come un ostacolo alla vendita, ma come una risorsa potenzialmente infinita, oltre che geograficamente non delimitabile.

Nel 2017 la rivoluzione digitale continuerà su binari già prestabiliti, con regole e cambiamenti già impostati e facilmente prevedibili, che comporteranno un’ulteriore crescita del mercato dell’abbigliamento online. Il team di Ve Interactive ha analizzato le 5 principali tendenze che riguarderanno il mondo retail e in particolare il fashion, nel futuro prossimo.

Il fashion luxury entra finalmente nell’era digitale
Come ogni grande cambiamento, anche l’era digitale ha dovuto a lungo fronteggiare le preoccupazione dei digital-scettici, tutti quei potenziali clienti che hanno rifiutato di adottare le strategie online e di migrare parte dei propri punti vendita su siti internet. Gran parte degli scettici erano i marchi d’abbigliamento di lusso, spesso restii ad abbracciare la “causa” degli e-commerce e che vedevano dietro il digitale una serie minaccia all’esclusività dei prodotti commercializzati.

Dopo anni di ritrosie, anche i Top brand del fashion hanno intuito le potenzialità di questi strumenti e hanno cercato di carpire i segreti di un’arma con tassi di penetrazione e coinvolgimento incredibili. Anche per i beni di lusso, infatti, si è sviluppata la sensazione che non fosse più il cliente a dover raggiungere fisicamente il punto vendita o il brand prescelto, ma che fosse il brand stesso a seguire i suoi potenziali clienti sempre e comunque, attraverso dispositivi differenti e con tempistiche sempre più corte imposte dal web.

Nell’ottica di questo cambiamento, tanto importante quanto repentino, i dati partono da percentuali molto basse: nel 2015, le vendite globali per di lusso hanno rappresentato soltanto il 3% dei profitti generali dell’abbigliamento online, ma già nel 2018 la percentuale salirà al 17% con una forbice superiore agli 8 miliardi di Euro. A trainare tutti i grandi produttori sarà il colosso cinese, che entro il 2018 potrebbe aumentare il fatturato fino al 70% nel luxury, ma lo stesso trend sarà seguito a ruota in primis da Regno Unito e Germania e successivamente poi dall’Italia, da sempre patria dell’alta moda e per la prima volta in grado di accorciare sensibilmente i tempi di reazione.

L’e-commerce e il mobile, le chiavi di volta per un futuro non così utopico
Sono ormai noti i numeri eccezionali fatti registrare dall’utilizzo di dispositivi mobili e di conseguenza a tutte le vendite prodotte da device, che in precedenza non erano considerati il terminale ultimo nel processo d’acquisto. Con l’evolversi delle tecnologie, l’utenza globale ha sentito la necessità di accorciare i tempi d’acquisto, di sfruttare le caratteristiche proprie di smartphone e tablet, spingendo dunque sulle vendite effettuate direttamente dai dispositivi mobili. Nel Regno Unito, questa crescita esponenziale si è tradotta in un guadagno del 30% nel giro di un solo anno, e anche il mercato italiano si sta adeguando a questi numeri e ad una tendenza che non può essere ignorata. A dimostrarlo, sono i dati di “eMarketer”, che ha previsto un salto di oltre il 40% delle vendite provenienti dagli mCommerce, gran parte delle quali saranno legate al retail e alla moda, due dei settori più legati al mercato dello shopping proveniente dal mobile.

La moda online: l’uomo al centro dell’universo digitale
Sin dagli albori dell’era-Internet, la moda al femminile ha dominato le scene, subissando quella per gli uomini. Gli ultimi 5 anni hanno però invertito il trend, come testimoniano i dati di IMRG. Le statistiche parlano chiaro: le vendite del fashion femminile crescono, ma 3 volte più lentamente rispetto a quelle dell’abbigliamento maschile. In virtù di tale riscontro, le strategie digitali del “men’s fashion” si sono diffuse a macchia d’olio, raccogliendo ottimi risultati. Cambia quindi il target di riferimento: non più tutto l’universo femminile, ma anche l’uomo, soprattutto medio-alto spendente e in grado di sfruttare gli strumenti digitali per assicurarsi capi e accessori che probabilmente non avrebbe il tempo di provare nei punti vendita. Secondo IBISWorld, sarà come sempre UK il capofila di questo movimento maschile, con le vendite che cresceranno mediamente del 14% all’anno tra il 2017 e il 2020.

La strategia vincente: l’omni-canale e la filosofia del sempre e dovunque
La domanda, ora, potrebbe sorgere spontanea. Perché non spostare tutto il commercio verso i dispositivi mobili, visto che i clienti sono sempre più orientati verso lo shopping da smartphone? Questa opzione non è percorribile, perché i numeri del mobile non intaccano la portata della navigazione da desktop. A spiegare la validità di una strategia omni-canale sono le statistiche riportate da DigitasLBi, che hanno evidenziato una sete crescente di informazioni sui prodotti da parte dei consumatori, che prima di acquistare utilizzano in media 5 dispositivi durante l’intero processo. A trionfare sarà quindi la filosofia del sempre e dovunque, per essere in grado di rispondere sempre “presente” alle necessità dei potenziali clienti.

L’inarrestabile crescita del “Clic & Collect”
Questa opzione d’acquisto non è certo sconosciuta e sta progressivamente prendendo piede anche in Italia: diverse grandi realtà commerciali, a partire da Amazon, danno la possibilità di ordinare un prodotto in uno shop online e di ritirarlo in un punto vendita o anche in punti più convenienti come centri commerciali o grandi supermercati. Questa tendenza è destinata a crescere in modo inarrestabile anche per il mondo del fashion: il rivenditore ha la missione di soddisfare il più possibile i propri clienti e per questo deve dimostrarsi flessibile e attento alle iniziative del mercato. In quest’ottica si è mosso un gigante come Amazon, che ha alzato l’asticella, migliorando la propria rete di infrastrutture per consentire una consegna molto più rapida, anche nel giro di 60 minuti. L’Italia è ancora poco incline ad accogliere questa tecnologia, ma il settore del fashion può sfruttare quest’arma interessante per vincere una concorrenza ormai più che agguerrita.

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Posted by Enrico Gorgoglione

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